samedi, septembre 30, 2006

il Filo Rosso di Caroline

il Filo Rosso di Caroline

Per me è sempre stato molto difficile scrivere su questo Blog. L'ho letto, un po'. Ci ho messo dentro una piccola poesia, forse piu' che altro per una forma velata di accondiscendenza, ma nulla di piu'.

Non ho molto da raccontare della mia quotidianità. Non sono neanche un qualificato biografo di Caroline, in fondo la conoscevo da poco. Forse da fine gennaio di quest'anno.

Prima di allora per me era tutto di incerta futilità, sì, certo, piacere fisico alla sua semplice presenza, occhi mozzafiato, una miscela strana di eleganza e air négligé, sia nei movimenti che nel vestire, un sorriso così bello e intenso che per me aveva la valenza di un asterisco in corpo di un libro...

...ogni volta che la vedevo sorridere perdevo il filo del discorso e mi si apriva una nota a fondo pagina: poi andavo a controllare questa nota, ma non capivo assolutamente niente di quello che era scritto. Numeri, cifre, e segni incomprensibili - c'era un codice: se fossi stato piu' intelligente, lì sarebbe dovuta partire la ricerca per la sua salvezza. Ma non lo ero...

Sì, ma chi ero io per intraprendere quel viaggio, allora? Io non dovevo nulla a quella ragazzina, che non mi voleva neanche per giunta. Egoismo, certo. Se mi ami ti apro l'universo, se non mi ami chi se ne fotte di te o piu o meno così... ma forse meno che più, perche poi non sono così cattivo.

Dunque la conoscevo in modo, diciamo, superficiale. Ora so, ora mi rendo conto che nella superficie già si apre l'abisso dell'anima. Se solo la vogliamo vedere. Ma se non vogliamo vedere nulla ci appare. E il piu delle volte non vogliamo vedere.

Insomma ero rimasto fermo a una ragazza ancora poco donna [per fortuna... esistono ancora le ragazze che a 26 anni non sono donne...! considerata la pesantezza assurda della maggioranza delle donne... un problema concreto e di scottante attualità per tutti i single eterosessuali di questo mondo]... insomma carol era molto cielo, molto poco radicata su questa terra e quelle radici che aveva piantato erano radici flebili.

Chi era essa dunque prima di conoscerla veramente? Una creatura un po' eterea, interessante, una presenza piacevole, apprezzamento fisico, piacere, dispiacere, battute, incertezze, simpatie, antipatie, scontri, incontri, uscite, canne: appunto un mucchio di futili cose, che poi costituiscono il 99% della nostra vita.

Poi no. Poi ebbi modo di condivedere molto di più della sua anima. Eppure è stato così breve: 3 mesi.

Cosa si fa in 3 mesi? Una stagione in fondo. Cosa si puo' fare in una stagione? Un lungo viaggio in giro per il mondo. Un piccolo amore estivo. Si piantano dei fiorellini e li si vedere crescere. Si ristruttura una casa...

Nessuno mi ha mai preparato a questo mondo a fare tanto in un tempo così breve. Conoscere una persona che prima non conoscevi se non come pura apparenza, vederla ammalarsi, vederla morta. Proprio nella stagione piu' bella. Ma come, in primavera non sbocciano i fiori?

Dunque Caroline mi aveva aperto la sua anima. Era quasi imbarazzante. In fondo che le stavo offrendo? Nulla. Qualche passaggio in macchina per andare in IKEA, qualche cena in pizzeria o dal cinese, un po' compagnia. Io non le piacevo. Insomma c'erano tutti i connotati di un rapporto da sfigato in fondo. Dove lo sfigato ero io ovviamente.

Eppure c'era un appello. Profondo. Una richiesta di aiuto molto profonda. Tragica. Non nascondiamoci perché tanto ora non serve più a nulla. Caroline ha lanciato degli appelli. In ordine sparso, con molta confusione, ha parlato in un linguaggio criptico ma a volte è stata molto chiara: "AIUTATEMI". Aveva tremendamente bisogno di aiuto, e il paradosso in tutto ciò è che tutti noi la aiutavamo, epperò non risolvevamo un cazzo e allora la continuavamo ad aiutare, e continuavamo a non risolverle un cazzo... maledizione!

Dunque "aiutarla" non era il dunque. Ma il come. Non è semplice rispondere ed è del tutto idiota farsi venire dei sensi di colpa. Cerchiamo di affrontare la cosa in modo del tutto slegato dalla colpa. La colpa è un fardello inutile che non aiuta nessuno né prima né ora né dopo né mai.

Veniamo subito al dunque. Il problema era la sua perdita di autostima intesa come "autorealizzazione" nel mondo fattuale. Un problema psicologico innanzitutto, che tocca molti di noi, in forme piu o meno gravi.

L'equilibrio sottile è tuttavia quando si passa dall'ambito psicologico a quello patologico, nel senso autentico del 'pathos', cioè della sofferenza. Ogni uomo o donna che soffre lancia un appello. E puttanamiseria ha diritto di essere aiutato, come quando ci tagliamo un dito ed esce del sangue.

Ma quando questo sangue esce dall'anima e non riusciamo a vederlo... dov'è che andiamo ad applicare questo cerotto?

Il problema non è così semplice però, in tutti gli ambiti. Quello familiare, personale, affettivo e lavorativo. Perché non è semplice? Perché la pedagogia occidentale più o meno borghese ci introietta dei valori. E noi in questo sistema ci siamo immersi fino al midollo e siamo pure ciechi sordi e stupidi da credere che questo "costituisca" il mondo, quando del mondo non è se non la banale e confortante rappresentazione.

"Hai un problema piccino perché non riesci a fare i compiti?" Impegnati! Studia, perché così quando diventerai grande avrai successo! "Cosa succede? Stai a casa a dormire e non hai voglia di uscire?" "Alzati! Cresci! Fai come gli altri! Diventa un uomo, diventa una donna!" Poi se abbiamo successo la nostra autostima si ricarica come una duracell, se non abbiamo successo ci si scarica. Ma quanto siamo stupidi.
Eppure è così, vittime di questo stupido ciclo.

Tanti punti esclamativi che ci infilzano e ci trafiggono e poi ce li portiamo avanti a livello inconscio per tutta la vita. Questo maledetto "dovere" di dover compiere qualcosa. Ma chi lo dice? In base a quale gerarchia di valori terreni e ultraterreni legittimiamo tutto ciò?

Dunque, la donnabambina arriva a 26 anni. In questa fottuttissima e bastarda città. La città della realizzazione. Milano è una babele assurda di gente che arriva, di gente che va, di gente che ci rimane. Milano fa rima con busta paga. Guadagnare, emanciparsi dalla famiglia, perché no? trovare un amore, farsi la casa, sistemarsi. E non metto in dubbio che per il 99% dei casi funzioni. Tutto s'incastra, di riffa o di raffa, una botta al cerchio e una alla botte e tutto parte. L'ingranaggio. "Trituranime".

Quando ho iniziato a lavorare a 25 anni in questa città ero molto più coglione di ora [ndr per tutti: sì, è possibile] e stavo in ufficio fino a mezzanotte. E il direttore generale diceva "Calò è un'anima da grattuggiare". Non so se è chiaro.

La risposta logica a tutti quei punti esclamativi che ci sono stati infilzati nel culo dal nostro "sistemavaloretotalità" -- o, se volete, più prosaicamente, la risposta più stupidamente coerente al "che cazzo viviamo a fare?"

Dunque il nodo è questo: dovere, autorealizzazione, autostima. Questa triade infernale [e il cortocircuito all'interno della quale si è verificato] a mio modo di vedere spiega la morte di Caroline. E' un umile punto di vista. Criticatelo e criticatemi, ma io penso questo.

Certo, di fronte a tanto mistero possiamo eludere. Possiamo rimandare all'inspiegabile. Io no, chiedo umilmente scusa ma voglio spiegare.

Perché qualcuno si è permesso di grattuggiare la sua ANIMA?

* * *

Ritorniamo al punto di demarcazione: quello che io considero lo stato patologico che è subentrato in Caroline. Per me patologia è in questo senso ciò che pertiene al delicato equilibrio psicofisico di un individuo. Ciò che ha molto a che fare con i recettori e il "re-uptake della serotonina" nel cervello e tutte queste menate qui. Nella biologia molecolare.

Se fossi stato un medico avrei prescritto una terapia a base di Prozac a Caroline. Tutti i giorni, a partire da Febbraio 2006. Non sono un medico, sono solo un povero ignorante. Perché? Perché nonostante tutte le spiegazioni sociologico-esistenziali sucitate quando uno sta male sta male porca vacca. E non possiamo stare a pensare dove è che sta questa ferita nella sua anima... perché si, intanto che ci impegnamo a trovare questa ferita nella sua anima... il sangue esce.

Cosa può fare un amico, un'amica, un genitore per tamponare la neurochimica di un essere che soffre e che non reagisce più alle cure "normali", "spontanee", cioè cercare di star vicino, di incoraggiare, di dire "non ti preoccupare", di dire "ci siamo qua noi qualsiasi cosa succeda". Nulla. Caroline aveva tutto questo ma non le serviva questo.

Il disagio psicologico (tra l'altro molto comune e di difficile interpretazione) è stato trattato come si poteva dalla cerchia dei piu intimi, con i mezzi che si credevano opportuni, con le frasi di incoraggiamento, con la presenza fisica, con l'aiutarsi a vicenda, ridere insieme. Cosa c'è di più nella vita? Caroline è stata circondata di un'affetto e di una presenza forte da parte di amici e amiche. Non è stata lasciata sola a soffrire.

Il problema principale è stato il tamponamento della sofferenza sotto il profilo medico professionale. Io che non sono un medico avevo diagnosticato una forma di depressione. Non semplicissima, perché spesso Caroline era una grande dissimulatrice. Ma c'era. Forse non se ne erano accorti tutti. Ma un medico o uno psicologo pagati per far questo dovevano sapere.

Qui chiudo questo aspetto, che pertiene alla biologia della nostra esistenza. Nulla di più. E' andata così perché andata così e forse è ora di smetterla di pensare.

Posso solo dire e dare la mia testimonianza. Io Caroline la sento ancora viva. Non voglio "ricordarla", voglio "sentirla". Ogni tanto quando sono in casa da solo le parlo. Ci credo.

Come credo che la vita non è solo il nostro corpo, ma molto, molto di più. Se la nostra esistenza fosse solo il nostro involucro biologico sarebbe molto triste, ma non lo è... e io ne sono certo.

Il teorema di Godel prevede che un sistema non possa autodescriversi. Se noi ci descriviamo siamo di più di quello che costituisce la realtà fisica, questa è la differenza tra noi e gli animali.

Caroline si è svincolata dalla prigione spaziotempo, e ora attende serena che noi viviamo tutta la nostra esistenza con semplicità, amore, sincerità e con i poveri mezzi che abbiamo.

Sta lì e non ha fretta, ma sento che c'è.


Chiaretto

1 Comments:

Blogger il filo rosso di Cacio said...

Ciao Amore,
Sono 2 giorni che non vado da Caro, mi spiace. Ma ciò significa anche che le mie giornate sono molto piene (abbiamo fatto oggi la vendemmia da quei amici nostri per il 3° anno consecutivo) - il che è un bene – ma non che ti dimentico amore. Tutti parliamo di te e con te. Un amore infinito.
E vero Chiaretto Caroline c'è.
Un abbraccio.
Annie

9:58 PM  

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